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Il “chi” e l’arte marziale : conoscere i fondamenti dell’energia con la MTC

Se sei approdato a questo post hai cercato informazioni su : Il chi arte marziale. Questo termine viene spesso utilizzato sul web per identificare l’energia: il Qi o Ki. “Qi”, dal cinese, si pronuncia “Ci”, ed è per questo che su internet si incontra spesso questa scrittura inglesizzata ma scorretta.

Nel contesto delle arti orientali è molto importante conoscere la vera essenza dei termini, che hanno un fondamento filosofico profondo. Ed è con questa premessa che entriamo nel tema del post.

Per addentrarsi profondamente nello spirito delle arti marziali ORIENTALI, occorre avvicinarsi ai presupposti fondamentali della Medicina Cinese e alla cultura antica che ha costituito le basi del pensiero. Vediamo perchè.

 

I fondamenti dell’energia

Il pensiero orientale ha delle differenze profonde da quello occidentale: la visione “circolare” è insita nella concezione della vita, a differenza della nostra interpretazione lineare e schematica.

Per questo, chi pratica arti orientali deve conoscere, almeno a livello dei fondamentali, la Medicina Cinese: far quadrare l’equilibrio degli elementi è indispensabile per praticare con la giusta energia.

 

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Il Qi nell’arte marziale

Uno degli aspetti fondamentali che vengono approfonditi nella pratica delle arti orientali, e che viene enfatizzata in particolar modo nelle tecniche di kung fu, è la ricerca di un “Qi”, o “Ki” potente e focalizzato.

La vita di oggi porta a spostare il nostro centro di energia fuori da noi, diventando insicuri ed instabili. Nelle arti orientali è fondamentale riportare il nucleo di forza dentro se stessi, per poter manifestare la forza e la potenza dell’arte, ma anche la portata della persona.

In quest’ottica, curare l’equilibrio psicofisico è fondamentale. Non si può limitarsi a fare kung fu da palestra una volta la settimana, tralasciando tutto il resto.

Senza il lavoro sulla persona (HUN: capacità di vivere con decisione ed assertività), non ci sarà mai l’espressione della vera arte marziale. Questo, ovviamente, vale per tutte le arti orientali, incluse quelle giapponesi come lo IAIDO ed il KYUDO.

 

La medicina cinese ed il Qi

Ogni percorso di ricerca a livello marziale, passa, prima o dopo, attraverso l’attivazione della propria energia profonda. Quando nasciamo, portiamo già dentro l’impronta del passato, una vera e propria eredità che via via sviluppiamo nel corso della vita:

> i caratteri ereditari (nonchè le condizioni psicofisiche) dei genitori;

> il luogo e le condizioni in cui nasciamo e cresciamo

> le influenze familiari, culturali e della società a cui apparteniamo

A tutto ciò, nel corso degli anni, andiamo ad aggiungere le nostre esperienze personali, le scelte alimentari e le emozioni che viviamo nel corso della vita.

 

L’individuo “composto”

Il risultato finale è un individuo “composto”, con caratteristiche peculiari diverse dagli altri, gran parte delle quali sono frutto di una qualche elaborazione. La capacità di esprimersi pienamente nel mondo e nelle arti, dipende fondamentalmente dal frutto delle elaborazioni.

Nella Medicina Cinese indaghiamo sull’equilibrio della persona, andando ad individuare i punti di forza e le debolezze che rendono la sua azione non pienamente focalizzata ed allineata con il suo compito e la sua struttura.

Grazie alla conoscenza degli Elementi, dei meridiani e delle loro interazioni, delle emozioni, dell’alimentazione e dello stile di vita, sosteniamo l’individuo nel ricondurre il proprio QI verso il pieno equilibrio ed il flusso armonioso.

Questo genera senso di completezza, serenità e benessere. Una forma di centratura che si manifesta anche nel modo di vivere e di esprimere le arti marziali: diversamente queste rimangono relegate ad un ambito esclusivamente fisico (che serve a poco, si riduce a “menare le mani”).

I maestri accorti, ed i praticanti che vogliono divenire esperti, studiano tutti questi aspetti: non solo per la propria crescita personale, ma anche e soprattutto per dare pienezza all’arte. Una pienezza che diversamente non si può raggiungere.

 

 

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I punti vitali

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respiro e meditazione: visita la pagina sul percorso

Prendiamo come esempio un’antica disciplina basata sulla percossa dei punti vitali, al fine di provocare danni fisici: il Dim Mak.

In Cina, questa pratica (divenuta famosa solo come arma di difesa) è derivata dalle conoscenze sui punti di agopuntura. Tuttavia, il suo significato originario è “punti di manipolazione dell’energia”, ovvero punti in cui il flusso energetico può essere cambiato. Quindi, per estensione, cambiato anche IN MEGLIO!

Infatti la digitopressione utilizza questi punti proprio per riportare benessere nella persona, non per ucciderla.

Tuttavia l’azione sui punti vitali deve rispondere alle regole dei Cinque Elementi, per poter risultare efficace. Diversamente rischia di provocare crisi di pieno energetico o di vuoto energetico, che andranno a peggiorare le cose.

 

Il respiro nelle arti marziali, e la Medicina cinese

Nelle arti orientali il respiro è un aspetto irrinunciabile. Senza una corretta respirazione, ogni movimento è vuoto e senza energia.

Ma il respiro praticato senza conoscenza, è solo ossigenazione (utile per il sangue, ma non per il flusso di Qi). Grazie allo studio della medicina cinese il praticante sa dove dirigere il prana del respiro per ottenere il massimo risultato, facendo oscillare a propria discrezione il chi nel suo corpo.

 

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Per questo, colui che desidera davvero progredire nella sua strada attraverso le Arti Marziali, non potrà evitare il passaggio dallo studio dell’equilibrio della persona: uno studio che passa dai principi fondamentali di Medicina Tradizionale Cinese.

 

DUE CIELI – Deborah Nappi

 

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