ginnastica cinese

Ginnastica cinese: a seconda dell’età cambia il metodo

Sembra facile seguire un qualsiasi corso di ginnastica cinese (qi gong). I movimenti sono dolci e graduali, quindi (così si pensa), che male potrebbero mai fare?

Ma non è così. La ginnastica cinese è nata e cresciuta seguendo i principi della Medicina Tradizionale Cinese, un sistema di pensiero e filosofia, prima ancora che un metodo di cura, dove nulla è casuale.

 

Giovani ed anziani non sono uguali. 

C’è una profonda differenza tra la nostra visione occidentale e quella orientale. In particolare nella ginnastica.

Nei corsi di “ginnastica a corpo libero” che si vedono spesso da noi, anche se destinati, per esempio, ad un gruppo della Terza Età, gli esercizi sono più o meno gli stessi che vengono proposti nei corsi di ginnastica per un pubblico di 30-40enni.

Le varianti sono decisamente poche, e questo perché non si tiene sufficientemente conto delle condizioni reali del corpo fisico, nel corso della vita.

Così come varia la portata della respirazione, tanto per dirne una, la quale con il crescere dell’età si modifica profondamente, così anche la struttura fisica e muscolare inizia a lavorare in modo diverso.

Per questo, nella ginnastica cinese (qi gong: ginnastica medica cinese), è importante adattare gli esercizi al periodo di vita che la persona sta attraversando in quel momento.

 

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Ginnastica cinese ed età

Le condizioni fisiche e psicologiche della persona sono un elemento integrante, nella scelta degli esercizi di Qi Gong.

La popolazione anziana manifesta, solitamente, una carenza di Qi (energia vitale) dovuta al metabolismo rallentato; quindi è molto frequente riscontrare dei blocchi nella circolazione dell’energia nei meridiani, ed un conseguente rallentamento della circolazione sanguigna.

All’opposto, i giovani hanno un Qi più potente, che quindi circola più velocemente.

Negli anziani anche la risposta all’azione degli esercizi di ginnastica cinese è più lenta rispetto ai giovani. Tutto questo richiede che gli esercizi vengano “adattati” all’età della persona che li pratica, in modo da ottenerne il beneficio massimo.

Di norma, nell’anziano si predilige una pratica che mira a conservare e sostenere il Qi più a lungo, in modo da rallentarne la dispersione: perciò gli esercizi avranno il compito di mantenere la flessibilità dei tendini e dei muscoli, migliorare l’equilibrio e preservare l’essenza vitale attraverso il respiro.

In questo, la ginnastica cinese ( Qi Gong) è una pratica eccellente.

Nel giovane, invece, la scelta sarà più “libera”, dando più spazio al Dao Yin fisico, anche quando è intenso (come nelle arti marziali). Sempre senza esagerare, naturalmente, perché gli eccessi fisici giovanili si manifestano in tarda età con una maggiore perdita di Qi ed un precoce invecchiamento.

 

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Perciò per un Insegnante di Qi Gong, in particolare se ha studiato presso la Scuola delle Quattro Direzioni, è importante imparare quale intensità di lavoro e movimento applicare, a seconda del praticante con cui si sta lavorando.

Il benessere del praticante è primario. Anche se non tutti siamo medici, vale comunque il principio del buon senso che recita: primum, non nocere (per prima cosa, non nuocere). 

 

Due Cieli

 

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